Respiro dopo respiro
Yoga Nidra

Conoscersi

Uno degli appuntamenti dello Yoga della Domenica è stato dedicato all’arte di conoscersi attraverso la pratica dello Yoga. Trascrivo qui di seguito alcune riflessioni che ho voluto condividere con coloro che hanno partecipato all’incontro.

Nell’accingerci in questo cammino di conoscenza di sé, ricordiamo cosa facciamo per conoscere. Sicuramente scegliamo di osservare da vicino, di prestare attenzione, di studiare … Negli Yoga Sūtra di Patañjali troviamo il concetto di Svadhyaya: lo “studio di sé”.

Come primo passo  è essenziale nutrire un determinato atteggiamo: la Presenza. Per conoscere abbiamo bisogno di prestare attenzione a ciò che è oggetto del nostro studio nel momento presente. È importante maturare la capacità di risiedere nel qui e ora, perché soltanto nel momento presente possiamo conoscere veramente e farne esperienza viva. Del passato possiamo avere un ricordo, possiamo rivivere mentalmente un evento, ma la realtà di ciò che abbiamo vissuto  può facilmente essere deformata, contaminata dall’impronta emotiva che ha lasciato dentro di noi. Del futuro possiamo avere un’immagine, possiamo proiettare le nostre aspettative o paure, ma qualunque sia la qualità di quell’immagine non è mai la realtà. Non possiamo sapere se ciò che immaginiamo si realizzerà o meno, fino quando quel tempo futuro non diventerà il nostro presente.
Pertanto, possiamo conoscere noi stessi solo se ci osserviamo, ci ascoltiamo in questo preciso istante, nel momento presente, momento dopo momento, senza alcun pregiudizio e senza alcuna aspettativa che possano contaminare la nostra capacità di osservare e sentire ciò che c’è in questo preciso momento, altrimenti rischiamo di cercare ciò che vorremmo sentire, percepire, ciò che vorremmo che fosse e non semplicemente quello che è adesso. La nostra attenzione deve essere nuda e, allo stesso tempo, non giudicante per poter accogliere in modo neutro tutto ciò che percepiamo, sentiamo, osserviamo.
Solo nel qui e ora possiamo maturare la consapevolezza di sé e quindi conoscersi.

Lo Yoga è un percorso di conoscenza di sé. Gli Yoga Sūtra di Patañjali definiscono lo Yoga un mezzo per attenuare, ridurre, eliminare i comportamenti che ci portano ad uno stato disturbato, che sono quelli legati a uno stato di coscienza identificata. La nostra mente fa sì che facilmente ci identifichiamo con qualcosa che non è affine alla nostra vera natura “svarupa”, ma che è correlato al nostro ruolo sociale, familiare, alle nostre emozioni, ai nostri pensieri, e così via. I condizionamenti che riceviamo dall’ambiente esterno sono molto forti e continui e quindi facilmente tendiamo ad riconoscerci con ciò che percepiamo, che non è il Sé, perché la nostra attenzione è sempre rivolta all’esterno e non abbiamo mai tempo per abitarci consapevolmente.

Conoscersi è importante perché il risiedere nella nostra vera natura porta verso la serenità e la liberazione.
Altrimenti rimaniamo sempre identificati e condizionati da qualcosa di esterno a noi o magari anche da qualcosa che viviamo interiormente, come un’emozione o un pensiero. Ma noi non siamo quell’emozione o quel pensiero. Noi possiamo provare rabbia, ma non siamo la rabbia, semplicemente la sperimentiamo. Il linguaggio non ci viene d’aiuto perché tendiamo a dire “io sono arrabbiata”, ma io non sono la rabbia, la sto sperimentando. Così come il pensiero è semplicemente un evento mentale lontano dalla realtà, che però può turbare il nostro stato interiore e portare verso uno stato disturbato.
Inoltre, l’allontanamento da sé stessi ci impedisce di conoscere e, quindi, soddisfare i nostri bisogni reali e rimanere facilmente vittima di bisogni indotti dall’esterno.

Uno dei  cammini a cui lo Yoga ci invita per conoscersi è descritto nelle Upanisad, nelle quali viene espresso il concetto dei Pancha Kosha, i cinque aspetti dell’individuo:

  • aspetto fisico Annamaya Kosha
  • aspetto energetico-funzionale Pranamaya Kosha
  • aspetto sensoriale Manomaya Kosha
  • aspetto governato dal pensiero Vijnanamaya Kosha
  • aspetto dell’essere totale Anandamaya Kosha

Le Upanisad  suggeriscono pertanto un percorso di conoscenza di sé, che si snoda dall’esterno, la struttura fisica, al nocciolo dell’Essere, la coscienza.
Nella pratica, siamo invitati a dirigere la nostra attenzione al corpo Annamaya Kosha, ascoltare le sensazioni che emergono, riconoscendo lo stato di essere della propria struttura fisica e in caso di tensioni, rigidità e blocchi e favorirne il rilascio.
In ugual misura, siamo invitati a fare esperienza della struttura funzionale Pranamaya Kosha, portando la propria attenzione a quella funzione che ci accompagna per tutta la vita, che è possibile sperimentare in qualsiasi momento e influenzare volontariamente: il respiro.
Manas è la facoltà che ci permette di percepire e di sperimentare sia l’ambiente esterno sia quelle sensazioni che si attivano dentro di noi e che riguardano quello che sentiamo all’interno. È l’aspetto sensoriale della mente che permette l’esperienza di Sé, grazie alle sensazioni sensoriali afferenti che inviano input al sistema nervoso centrale attraverso i recettori superficiali, o esterocettori, situati nei pressi della superficie esterna del corpo, ai recettori profondi, propriocettori, situati sotto la superficie del corpo, nei muscoli, tendini e articolazioni, recettori interni, o ai recettori viscerali che hanno sede all’interno del corpo, nei visceri e nei vasi sanguigni.
Manas è legata anche alla percezione dei nostri stati emotivi e al pensiero.
Vijnana è l’aspetto dell’intelletto che ragiona, analizza, sintetizza, decide, discerne, integra, interpreta, favorendo la comprensione del proprio stato di benessere o malessere.
È essenziale comprendere se siamo in equilibrio. Equilibrio dell’Essere, che sa di pienezza e beatitudine, oppure quale aspetto (kosha) non è in equilibrio.
Ogni aspetto è importante e non va trascurato nel nostro percorso di consapevolezza:
Il corpo è il nostro tempio. È l’unico luogo che abitiamo veramente e che è ponte tra il sé e l’ambiente esterno.
Il respiro è espressione dell’energia vitale, della vita che abita dentro di noi.
La possibilità di sperimentare è propria di una mente aperta, recettiva, non condizionata. Allora l’ascolto diviene accoglienza aprendo alla comprensione e alla conoscenza, perché se invece di accogliere quello che percepiamo per quello che è, tendiamo a respingere (avversione) o a creare attaccamento per quello che vorremmo che fosse, non possiamo conoscere perché precludiamo la comprensione.
Una mente chiara è in grado di discernere e di scegliere ciò che è meglio per se stessi.
Il percorrere questo sentiero ci porta verso uno stato di equilibrio, di pura consapevolezza e quindi di beatitudine, liberandoci da quelle catene che ci tengono ancorati ad una identificazione che non corrisponde alla nostra natura e a una visione che non corrisponde alla realtà.

Buon Cammino!

Immagine di copertina:
Opera di Daniela Savini
https://www.savinidaniela.it/

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