Aprirsi alla gratitudine
I centri energetici

Il corpo sottile

Riunendo le diversi visioni, darshan, il corpo sottile, sukshma śarīra, è sia il corpo pranico che il corpo mentale.

Il corpo pranico

È la struttura energetica invisibile e intangibile che coesiste con il corpo fisico o grossolano, sthula śarīra. Non è composto da materia, ma da Prana, dall’energia vitale che permea l’intero universo e che anima ogni essere vivente.

Le nādī

Il corpo umano è pervaso da un dedalo di canali, nādī, nei quali scorre il Prana, la forza vitale. Tali canali sono linee sottilissime di irradiazione energetica e nascono dal kanda, il bulbo, che si trova tra l’ano e genitali, secondo alcuni testi, fra i genitali e l’ombelico, secondo altri, e che è descritto ora come uovo, ora come una stoffa avvolgente, ora come una radice.
Il loro numero varia notevolmente da testo a testo oscillando tra 72.000 a 350 000. Nei testi tradizionali tantrici e dell’hatha yoga ne vengono indicati 14 come principali, ma l’attenzione viene focalizzata in modo particolare su tre: idā, pingalā e susumnā.
Idā sfocia nella narice sinistra ed è sede il prana vayu, del soffio ascendente. È associata a śakti, la divina energia femminile, alla luna, all’ovulo. Ha funzioni generative e conservative. È fredda, di colore giallo chiaro ed è simboleggiata da Ganga, il sacro fiume Gange.
Pingalā che ospita apana vayu, il soffio discendente, sfocia nella narice destra. È associata al Puruśa la divina energia maschile e allo sperma. È ardente di colore rosso. Ha funzione distruttiva ed è assimilata a Yamunā, il fiume Jumna.
Susumnā, che nasce nel chakra mulādhāra (anche se alcuni testi ne descrivono l’origine dal kanda), ascende dentro la colonna vertebrale fino alle soglie del sahasrāra, l’ultimo chakra. A differenza delle altre nādī, la susumnā si articola in più guaine concentriche: la cui esterna è la susumnā vera e propria, mentre al suo interno vi sono la vajrini, la citrini e la brahma- nādī. Quest’ultima, essendo vuota, non è tanto da intendersi come un’ulteriore nādī, ma come la via che conduce al Brahman.  Assimilata al fuoco, la susumnā è rappresentata dal fiume Sarasvatī. Tale simbolismo fluviale è metafora del processo di unificazione sotteso alla pratica dell’hatha yoga: come Gangā e Yamunā e Sarasvatī si incontrano nella città sacra di Prayāga, costituendo la triplice confluenza, triveni, così le tre nādī, dopo essere state unite nel chakra della base confluiscono di nuovo nel chakra posto fra le sopracciglia, ājnā. Da qui idā e pingalā sfociano nella narice sinistra e in quella destra e susumnā prosegue la sua ascesa.
La salita di idā e pingalā è rappresentata nell’iconografia in due modi differenti. Nel primo le due unite, in mulādhāra, si staccano e corrono ciascuna da un lato della susumnā per incontrarsi per la seconda volta in ājnā. Nel secondo scorrono ai lati della susumnā, ma si incrociano cambiando direzione cinque volte in corrispondenza dei primi 5 chakra disseminati lungo la colonna vertebrale.
Idā e Pingalā rappresentano le due forze opposte che operano nell’uomo, la dualità dell’esistenza ordinaria, mentre susumnā rappresenta l’unificazione, l’equilibrio perfetto degli opposti.

La kundalini

La pratica dello yoga è volta a fare confluire i soffi di idā e pingalā, nella susumnā, ma tale processo è impedito da una forza che ne ostruisce l’imbocco, un aspetto della śakti, la Kundalini, colei che è attorcigliata, che contiene tutti i semi della realtà ultima. È descritta come un serpente femmina dormiente nel mulādhāra chakra. Questo suo sonno coincide con la condizione d’inerzia e di ignoranza in cui versa normalmente l’essere umano, che si muove nel mondo prigioniero di maya, il limite e la relatività. Dimentico della sua vera essenza, perso negli inviti allettanti e fuorvianti della materia, l’uomo si trascina in una vita che non lo vede protagonista.

La pratica dello yoga può favorire l’ascesa di Kundalini, che risvegliata, entra nella susumnā e sale, effettuando il satchakra-bheda, la perforazione del sei chakra che trova lungo il suo percorso. Raggiunto un chakra, questo si riscalda e vibra attuando tutte le potenzialità incluse nel segmento di corpo che controlla. Quando Kundalini passa oltre, il chakra si acquieta e la zona corporea diventa fredda.
L’ascesa della Kundalini realizza la reintegrazione dei diversi livelli dell’Essere che si riassorbono uno nell’altro, al dissolversi di un chakra nel superiore. Giunta nel chakra più alto, si riunisce a Śiva e nell’amplesso si ripristina l’unità del Tutto. Questo stato non è definitivo poiché Kundalini tende a ridiscendere nella sua sede originaria ed è necessario farla nuovamente risalire con una pratica yoga costante.

Il corpo mentale

Il corpo sottile rappresenta anche il corpo “mentale”  costituito dalla mera coscienza e dalle facoltà mentali che permetto di esperire se stessi e tutto ciò che ci circonda.

È costituito da buddhi, la coscienza non identificata; ahamkara, il senso dell’io; manas, la mente sensoriale che ci permette di percepire il mondo interno ed esterno; karmaindriya, le facoltà mentali che agiscono attraverso i 5 organi di azione; jnānaindriya, le facoltà mentali che agiscono attraverso i 5 organi di senso; tanmātra, le 5 energie sottili e le sensazioni che essi risvegliano.

I kosha o involucri

Sono cinque strati che racchiudono la pura coscienza, Puruśa, o Sé, atmān. Fungono da tabella di marcia per il nostro viaggio alla scoperta di noi stessi. Comprendendo e lavorando attraverso ciascuno di questi strati, possiamo gradualmente muoverci verso uno stato di maggiore consapevolezza e autorealizzazione.

Il corpo sottile comprende tre di questi cinque involucri descritti principalmente nella Taittiriya Upanishad:

  • pranamayakosha è l’aspetto energetico funzionale animato dall’energia del soffio. È composto dai cinque soffi, vāyu, e aiuta a far fluire l’energia vitale in tutto il corpo. Svolge un ruolo importante nelle funzioni vitali come la respirazione, la digestione e la circolazione.
  • manomayakosha è l’involucro mentale ed è costituito da sentimenti, pensieri, emozioni, memoria e immaginazione. Questo kosha è responsabile delle nostre funzioni cognitive, come la memoria, la percezione e il ragionamento, ed è il luogo in cui elaboriamo le nostre esperienze ed emozioni.
  • vijnanamayakosha è l’involucro della conoscenza. Rappresenta l’aspetto intellettuale: l’intelligenza chiamata anche buddhi contiene l’ego ma pure la possibilità di accesso alla rivelazione intuitiva. L’intelletto, l’intuizione e la saggezza interiore fanno tutti parte di vijnanamaya kosha, il che lo rende un fattore chiave per la nostra crescita e il nostro sviluppo spirituale.

Per completezza di informazione, si descrivono qui di seguito gli altri due kosha.

Il primo e più esterno strato del Sé è annamaya kosha, che rappresenta il corpo fisico o grossolano, sthula śarīra, fatto di materia, che comprende la pelle, le ossa, i muscoli, gli organi e altri tessuti. Questo kosha è responsabile dei nostri bisogni primari di sopravvivenza, come cibo, acqua e riparo, ed è attraverso esso che sperimentiamo il mondo fisico e interagiamo con l’ambiente che ci circonda.

L’ultimo e il più interno strato del Sé è anandamaya kosha, il corpo di beatitudine o gioia pura, uno strato di coscienza che avvolge l’atman (il vero Sé) e corrisponde al corpo causale, kāraṇa śarīra, che è il seme sia del corpo grossolano che di quello sottile. Offre un’esperienza di pace, amore incondizionato e contentezza duratura, accessibile attraverso pratiche spirituali che trascendono i corpi più esterni (fisico, energetico, mentale, intellettuale). È il luogo in cui sperimentiamo la nostra interconnessione con tutte le cose.

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